La via Maqueda – Bed And Breakfast Palermo centro Storico

La via Maqueda e i suoi prolungament

 

viamaquedaOggi la via Maqueda e i suoi prolungamenti (via Ruggero Settimo e via Libertà) costituiscono le vie più importanti della città. La nascita di quest’asse viario si deve al viceré conte di Maqueda, che alla fine del XVI secolo la inaugurò creando la planimetria ortogonale della città antica e dell’odierno centro storico. A quel tempo il Cassaro (oggi corso Vittorio Emanuele) era l’arteria più prestigiosa della città, il corso dei palazzi nobili che dal porto e dal quartiere arabo della Kalsa conduceva alla cattedrale e al palazzo reale. Dall’incrocio del Cassaro con la nuova strada di Maqueda nacquero i Quattro Canti, centro geografico e politico della Palermo d’età moderna, vicino piazza Pretoria e il Municipio, determinando la nascita dei quattro quartieri del centro storico.

I prolungamenti della via Maqueda sono strade lussuose: via Ruggero Settimo con i suoi portici, e via Libertà con le sue banchine coperte di aiuole alberate ricca di parchi e giardini (villa Garibaldi e il maestoso giardino Inglese). Si tratta di viali larghi e spaziosi, frenetici e frequentati, considerati il salotto della città colmo di boutique di lusso, ideali per passeggiate e shopping.

A meno di 500 metri 

Tra i luoghi d’interesse storico – monumentale a meno di 500 metri dal B&B vi sono, in ordine di distanza:

il Museo archeologico Salinas, con una delle più ricche collezioni d’arte punica e greca d’Italia che sede nel complesso architettonico dell’oratorio di San Filippo Neri, risalente al XVI secolo;

la chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella, tra i più sontuosi esempi del barocco palermitano (XVI);

il Palazzo delle poste, maestoso edificio d’architettura razionalista dei primi anni venti, con interni in stile futurista;

la Caserma dei vigili del fuoco, architettura razionalista del metà degli anni trenta;

piazza Ruggero Settimo e il teatro Politeama Garibaldi, progettato da Giuseppe Damiani Almeyda in stile classico nel 1866 e terminato per l’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891.

 


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© CLAUDIO MORTINI